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20 marzo 1919, alla Dalmine le basi del 23 marzo.

Tre giorni prima della costituzione dei Fasci di Combattimento, esattamente il 20 Marzo di cento anni fa, a seguito della prima occupazione con autogestione operaia di una fabbrica in Italia, la Franchi – Gregorini di Dalmine (Bergamo), Mussolini tenne un appassionato e memorabile discorso alle maestranze, che può essere definito come una sorta di manifesto programmatico del Fascismo.

La Dalmine come altri stabilimenti sottoposti a riconversione post bellica della Grande Guerra conobbe un periodo di alta conflittualità sociale derivante dai licenziamenti per l’inevitabile riduzione della produzione ed una contestuale crescita di rivendicazioni sindacali. Un primo tentativo di cavalcare la protesta operaia da parte della CGdL fallì, così la Uil e la Usi Lavoro grazie alla presenza ed intraprendenza di alcuni sindacalisti rivoluzionari si attestarono come i sindacati più importanti e seguiti nello stabilimento.

Il 12 Marzo 1919 ci fu un massiccio sciopero dei lavoratori della Dalmine che culminò con l’istituzione di una Commissione Interna ed una piattaforma di rivendicazioni, alla quale la Franchi-Gregorini non diede alcun seguito. A questo punto la situazione precipitò ed il 17 Marzo gli operai ed impiegati decisero di occupare la fabbrica issando un enorme bandiera tricolore sul pennone e continuando la produzione senza creare incidenti.

Mussolini messo al corrente della situazione andò a trovare i lavoratori chiusi nello stabilimento e tenne un comizio indimenticabile nella sede della cooperativa locale della Uil , di cui riportiamo uno stralcio.

«Il significato intrinseco del vostro gesto è chiaro, è limpido, è documentato nell’ordine del giorno. Voi vi siete messi sul terreno della classe ma non avete dimenticato la Nazione. Avete parlato di popolo italiano, non soltanto della vostra categoria di metallurgici. Per gli interessi immediati della vostra categoria voi potevate fare lo sciopero vecchio stile, lo sciopero negativo e distruttivo, ma pensando agli interessi del popolo, voi avete inaugurato lo sciopero creativo, che non interrompe la produzione. Non potevate negar la Nazione, dopo che per essa anche voi avete lottato, dopo che per essa 500 mila uomini nostri sono morti. La Nazione che ha fatto questo sacrificio non si nega poiché essa è una gloriosa, una vittoriosa realtà. Non siete voi i poveri, gli umili e i reietti, secondo la vecchia retorica del socialismo letterario, voi siete i produttori, ed è in questa vostra rivendicata qualità che voi rivendicate il diritto di trattare da pari cogli industriali. Voi insegnate a certi industriali, a quelli specialmente che ignorano tutto ciò che in questi ultimi 4 anni è avvenuto nel mondo, che la figura del vecchio industriale esoso e vampiro deve sostituirsi con quella del capitano della sua industria da cui può chiedere il necessario per se, non già imporre la miseria per gli altri creatori della ricchezza”.

L’occupazione autogestita di Dalmine, fu ribattezzata da Mussolini “sciopero creativo” proprio per la capacità di essere stati in grado di continuare la produzione senza danneggiare le macchine al contrario di quanto accadeva negli scioperi “rossi”.

Cosa rappresenta oggi a distanza di cento anni questo episodio?

Sicuramente aveva in sé il germe di quella grande idea che divenne nel 1944 la legge sulla socializzazione delle imprese, abrogata dal CNL con uno dei primissimi atti politico-amministrativi e ripresa poi tiepidamente all’art. 46 della Costituzione – Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”.

Articolo 46 rimasto poi inapplicato per via di numerosi ostacoli di tipo strutturale ed ideologico sia da parte di alcune Organizzazioni Sindacali che della Confindustria.

A riprova di tutto ciò ci sono le numerose proposte di legge che negli anni hanno tentato di rendere applicabile l’art. 46 della Costituzione e diversi tentativi di agevolare la partecipazione dei lavoratori alle scelte aziendali. Ultimo in termini cronologici è stato l’art. 55 del Dlgs. 50/2017 “a favore dei datori di lavoro che adottano sistemi di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro in esecuzione dei contratti di secondo livello”, che ha ottenuto scarsissimi risultati.

In molti paesi europei la partecipazione dei lavoratori è una prassi consolidata, così come è altrettanto diffusa la pratica dell’azionariato dei dipendenti, altro tema che in Italia non è mai decollato, ma che potrebbe rappresentare, previa una serie di misure volte a ridurre al minimo i rischi per i lavoratori, un valido strumento in grado di accrescere la capacità decisionale della forza lavoro nei confronti del management o della Proprietà.

L’eredità che questo 20 marzo 2019 ci lasciano gli operai e gli impiegati della Dalmine sta tutta nelle parole di Mussolini che individua nella “collaborazione tra datori di lavoro e lavoratori un maggior benessere individuale e sociale”.

E per realizzarlo avremmo bisogno una Nazione.

Ma prima ancora di uomini e donne in grado di realizzarla!

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