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CONFERENZA DI PALERMO: COSA CAMBIERÀ IN LIBIA DOPO QUESTO INCONTRO?

In questi ultimi giorni sui quotidiani nazionali non si fa altro che parlare della Conferenza di Palermo che si è conclusa martedì 13 novembre 2018 in cui si doveva discutere della Libia e di una possibile via per la pace. Per molti di questi giornali l’incontro è stato un fallimento, ma facciamo un passo indietro.
Cosa sta accadendo in Libia?

Come molti di voi ricorderanno, nel 2011 è stato spodestato ed ucciso il Presidente Mu’ammar Gheddafi al culmine di una guerra che ha visto confrontarsi l’esercito lealista contro il Consiglio Nazionale Libico (forze di “liberazione”) sostenute ovviamente dall’ONU. Con la caduta di Gheddafi il Paese si è disgregato ed è caduto in una profonda crisi, portata da quella falsa democrazia imposta dall’Occidente, proprio come accadde in Iraq dopo Saddam e come sarebbe potuto succedere in Siria se fosse stato abbattuto Assad.

Questo disorientamento libico ha portato grossi problemi anche all’Europa dovuto ad un flusso migratorio disperato e continuo che arriva in Italia per approdare al Vecchio Continente. Come se non bastasse nel 2014 è scoppiato un nuovo conflitto che ha visto contrapporsi addirittura quattro fazioni e troviamo un paese completamente diviso. Da una parte il Governo di Accordo Nazionale con sede a Tripoli, sostenuto dall’ONU, dagli USA, dall’UK e dall’Italia; dall’altra il Governo Provvisorio con sede a Tobruk sostenuto, tra gli altri, dalla Francia e dalla Camera dei Rappresentanti libanese; oltre a queste due fazioni troviamo lo Stato Islamico che anche in Libia ha controllato varie città soprattutto fino al 2016 quando hanno subito un’offensiva americana che ha ridotto di molto le velleità dei terroristi; nella regione sud-est del paese troviamo l’Esercito Nazionale Libico che sostiene il governo di Tobruk[1].

Nel mezzo di questo conflitto si gioca anche una partita fondamentale per il futuro dell’Italia e dell’Europa. Ed è proprio in questo contesto che il Governo italiano guidato da Conte, sostenuto in questa iniziativa dall’ONU, ha organizzato in questi giorni la Conferenza di Palermo invitando molti leader internazionali tra cui: Donald Trump, Vladimir Putin e Angela Merkel che non sono però intervenuti come già ampiamente preannunciato; vi hanno però preso parte il Presidente egiziano al-Sisi, il Presidente tunisino Essebsi, il Premier russo Medvedev, il Premier algerino Ouyahia, il Ministro degli esteri Le Drian, il rappresentante dell’Onu in Libia Salamé, il Presidente del Consiglio Europeo Tusk, l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza Mogherini. Hanno partecipato inoltre molte delegazioni libiche che possono essere importanti per la riunificazione del paese. L’obiettivo della conferenza era quello di trovare una via per la pacificazione in Libia, ma è servita o è stato un appuntamento inutile?

Il Premier Conte e l’inviato speciale dell’ONU hanno parlato di successo anche se non ha partecipato, come detto, il Premier francese Macron e ha partecipato solo in parte il generale libico Haftar ed infine in quanto al termine dell’incontro non è stato prodotto alcun documento condiviso vincolante.[2]

D’altra parte, però, il Presidente del Consiglio italiano ha parlato di un’importante condivisione del problema e di concreti accordi orali come, per esempio, la prospettiva di nuove elezioni per riunificare il paese.

Ciò che viene contestato, da chi reputa l’incontro un completo insuccesso, è però utilizzato in maniera strumentale e dimostra la poca conoscenza della situazione libica in quanto se si sa leggere la geopolitica si può vedere come Haftar sia un nemico della Turchia ed il vice-Presidente turco Oktay ha lasciato il summit proprio perché escluso dagli incontri mattutini[3]. La stretta di mano con Conte è servita solo per le telecamere perché non dimentichiamo che la Turchia, insieme al Qatar, ha sempre sostenuto i Fratelli musulmani e una certa parte di terrorismo islamico che ha combattuto anche in Siria e che protegge Al Ghweli che ha cercato di far fuori l’attuale governatore di Tripoli.[4]

Ma se entriamo ancor più nello specifico possiamo vedere come la guerra in Libia è stata voluta fortemente dalla Francia, con Total, per interessi petroliferi ed energetici, gli stessi che ha anche l’Italia, con ENI, e che i locali vorrebbero accaparrarsi.[5]

Haftar inoltre è appoggiato da un’altra potenza mondiale e cioè la Russia che, in questo caso, fa gli interessi dei francesi e non dell’Italia e questo potrebbe già essere un monito per chi vede nella Russia la salvezza del nostro paese.[6]La geopolitica è logica e con la logica bisogna capire che ogni stato fa i propri interessi e ci si può trovare d’accordo in una parte del mondo ed in disaccordo in un altro conflitto.
Questa situazione di instabilità ha portato, appunto, ad un mancato controllo delle frontiere con conseguente corsa verso l’Europa di molti cittadini africani.

Per questo il Governo Conte ha provato a lanciare un segnale, con questa Conferenza, alla Francia e alla Libia facendo capire agli interessati che anche il nostro Paese vuole essere parte attiva nella risoluzione del conflitto. E d’altronde chi paga lo scotto maggiore se non l’Italia? Migliaia di immigrati, ogni settimana, affollano le nostre coste ed in passato non è mai stata dettata una chiara linea sul tema. Oggi si può essere una pedina importante in questo scacchiere e non è necessario essere sostenitori di questo Governo per apprezzare, quanto meno, il fatto che vi è stato un tentativo di ritornare influenti nella Politica Estera partendo dalla Libia dove abbiamo interessi economici forti e dove è necessario risolvere la crisi per bloccare queste ondate migratorie.

[1] Francesco D’Ugo, “Libia: la situazione aggiornata”, https://www.documentazione.info/libia-la-situazione-aggiornata, 18/04/2018. Web. 14/11/2018

[2] Redazione, “La conferenza sulla Libia non è stata un successo”, https://www.ilpost.it/2018/11/14/conferenza-libia-palermo-fallimento/, 14/11/2018. Web. 14/11/2018

[3] Antonella De Gregorio, “Libia, Palermo, il premier Conte: «No a soluzioni calate dall’alto». La Turchia abbandona il vertice”, https://www.corriere.it/cronache/18_novembre_13/libia-turchia-abbandona-vertice-profondo-disappunto-7d30a0be-e73f-11e8-9772-2de208ba2537.shtml, 14/11/2018. Web. 14/11/2018

[4] Alberto Negri, “Il summit dei furbetti e la vittoria del generale Haftar. In gioco ci sono gas e petrolio, https://notizie.tiscali.it/esteri/articoli/trame-in-libia/?fbclid=IwAR2cHNpwgHXDYzqYMxMvjR9xioe6XNXLd23GU9bKJz1k5M8QRwcMapLytB8, 14/11/2018. Web. 15/11/2018

[5] Claudia Astarita, “Libia: gli interessi economici in gioco”, https://www.panorama.it/economia/euro/libia-gli-interessi-economici-gioco/, 04/09/2018. Web. 15/11/2018

[6] Rassegna stampa, “Libia, la guerra del petrolio e gli interessi dei grandi”, https://www.lintellettualedissidente.it/non-categorizzato/libia-la-guerra-del-petrolio-e-gli-interessi-dei-grandi/, 14/09/2018. Web. 15/11/2018

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