Attualità

Da avvocato del popolo a becchino. Le responsabilità di Giuseppe Conte.

Il clima surreale che registriamo in questi giorni in Italia e che ci espone ad enormi rischi sul piano della credibilità internazionale ha responsabilità ben precise.
Il governo in primis.
Il presidente del consiglio, volendo accentrare su di se la gestione di un problema troppo grosso non solo per uno sprovveduto come lui della politica, ma anche per una nazione intera ha affossato un intero paese. Affrontare da soli un’emergenza di questa natura era ovviamente impossibile, ma l’avvocato del popolo s’è presto trasformato nel suo becchino, per una serie di motivi che tenteremo di esporre.

La comunicazione di crisi è stata disastrosa.
Dapprima la volontà di minimizzare il problema contagio con il blocco dei voli dalla Cina, facilmente eludibile con i voli indiretti, con la scusa del problema razzismo, ma che in fondo faceva trasparire sin da subito l’inadeguatezza delle strategie governative. Non fornendo adeguati protocolli ai presidi medici è stato permesso che si cominciasse a parlare del problema in maniera dissennata, senza controllo alcuno.

Sarebbe stato opportuno valutare sin da subito sia la possibilità di un’eventuale espansione del virus, sia i problemi in termini economici che da ciò sarebbe derivato.

Invece si è navigato a vista, con un capitano ed un nostromo ciechi però.
Scoppiata la bolla, invece di perdersi in tweet e comparsate televisive vergognose, il premier avrebbe dovuto consigliare più prudenza e riservatezza nella diffusione dei dati.
È in gioco l’area produttiva più importante del paese, si doveva agire con estrema prudenza, invece di chiudere mezzo paese, con misure ridicole come quelle dei ristoranti aperti sì, ma solo col servizio al tavolo…  al solo scopo di far emergere la figura del capace e risoluto uomo di comando.

In campo internazionale la frittata è fatta. Ci vorranno mesi, se non anni, per riprenderci da questa batosta. Un paese che fa del turismo una delle principali voci di bilancio non può vedersi trattata alla stregua di un lazzaretto. Voli interdetti, prenotazioni cancellate, strutture vuote, panico tra gli operatori. I principali giornali stranieri raccontano questo. E qualcuno glielo ha consentito.

Ma c’è una responsabilità enorme, pesantissima, dei media nostrani.
Con il nauseante pretesto delle news 24h hanno bombardato un’intera nazione con informazione apocalittica.
Sedicenti esperti venerati come sacerdoti, impartivano lezioni di salute e di vita davanti a giornalisti appecoronati ai loro share.
Droni sopra ospedali e presidi davanti alle case dei contagiati sono solo alcune delle squallide strategie comunicative adottate, ma tra le quali ne emerge una sintomatica: il presidente del consiglio Giuseppe Conte in diretta televisiva nella più sguaiata delle trasmissioni intervistato neanche da un giornalista ma da una soubrette dando un livello di credibilità e di decenza degno della caratura del personaggio.

Che fare?
Passato il momento della, comprensibile, paura ed appurato che il virus non sia così letale e da cui si può guarire, bisognerà normalizzare a tutti i costi.
Cominciassero, gli alfieri del politicamente corretto, a farsi vedere nei ristoranti e nei negozi del nord. Spostassero le loro centrali operative a Milano, invece di starsene nel palazzo. Rifacessero le feste di carnevale annullate, a cominciare da Venezia. Dessero insomma segnali di ripresa e di sorridente approccio ad una situazione che così drammatica non è mai stata.

Alcune considerazioni poi andranno fatte, necessariamente.
Chi e perché ha consentito tutto ciò? Se è vero che l’Italia ha subito più casi perché ha fatto più controlli, in Europa qualcuno dovrebbe dare spiegazioni. C’è stato un protocollo condiviso o gli unici idioti siamo noi?
C’è la volontà di rendere questa nazione una sorta di terra di confine ove tutto può accadere, come un porto franco, per l’Europa?
Dovremmo affrontare tutti questi problemi, una volta per tutte, e stabilire se qualcuno tradisce il proprio paese oppure no.

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