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Corneliu Zelea Codreanu – le tre prove – pt.1

Corneliu Zelea Codreanu nella sua visione di esistenza pone come principio assoluto la rettificazione dell’uomo, affermando più volte nei suoi pensieri che la prima vera rivoluzione che un uomo o un movimento devono compiere è quella dello Spirito. Secondo Codreanu senza questa rivoluzione interiore, non può esistere un rivoluzionario in grado di definirsi tale e cambiare le regole del gioco nel mondo moderno. Questo cambiamento ha come passaggio obbligato e continuo un processo di maturazione e consapevolezza di sè che dovrà essere incarnato e incrementato per tutta l’esistenza dal legionario. Questo processo di crescita, definito come la Formazione dell’Uomo Nuovo: punta alla trasformazione del carattere, dello stile e dell’azione dell’individuo nella realtà circostante in cui opera. Passaggio obbligato per trasformare la propria esistenza in uno stile di vita retto secondo i principi di Codreanu è il superamento di tre prove che sfideranno dolore, coraggio e fede di ciascuno. Chiunque affronti queste prove ma non ne esce vincente, non può definirsi Uomo Nuovo. Queste vengono descritte da Codreanu attraverso tre episodi immaginari che riguardano la vita del Legionario ed ognuna di esse possiede un nome e un’ambientazione specifica, parliamo: del Monte della Sofferenza, della Palude dello Scoramento e della Selva delle Fiere Selvagge.

Troviamo assolutamente calzante ai giorni nostri quanto affermato dal Capitano Codreanu quasi cento anni fa. La società col passare del tempo, ha costruito un prototipo di uomo vuoto, capace di pensare solo al proprio orticello, di badare solo a sé stesso inghiottito dal proprio io e dall’individualismo dilagante del nostro tempo. Un uomo del tutto incapace di combattere per le proprie idee, di riflettere sul vero significato della vita e di inseguire in maniera oggettiva Verità e Giustizia, perché accecato da sé e dal materialismo imperante.

Le tre prove, in tal senso, hanno lo scopo di forgiare l’individuo, da un punto di vista caratteriale ed emotivo, mettendolo a dura prova dinnanzi alle proprie debolezze e paure. È davanti alle difficoltà che occorrono scelte sicure, virili e secche, è nelle situazioni difficili che si misurano forza, coraggio e fede, davanti alla tentazione di vivere passivamente gli eventi della vita.

Chi entra a far parte di una Comunità Militante è consapevole che la strada che lo attende non sarà facile e comoda. Non sarà ricca di profitti, divertimenti e gloria personale. Allo stesso modo un militante è conscio che questa scelta sarà ricca di altro, di valori immateriali che innalzano i nostri cuori come il puro cameratismo che lega i singoli militanti uniti non da affetto e simpatie, ma da una visione retta della vita.

1°PROVA: Il monte della sofferenza

Durante il percorso militante, il legionario inizia un’ascesi spirituale e caratteriale, che incontra subito molte difficoltà dettate dalle molteplici tentazioni che gli si presentano fin da subito davanti durante il cammino. Codreanu rappresenta metaforicamente la prima prova che un militante si trova ad affrontare come la scalata di un monte, denominato “il monte della sofferenza”. Inizialmente sembra facile scalare questo monte, il legionario troverà zone ombrose, dove cercare ristoro, l’entusiasmo e le energie del giovane militante ancora vigorose lo conducono avanti senza esitazione; ragion per cui egli riesce a proseguire la scalata senza troppi sforzi. Poco dopo, la salita diventa più ripida e la stanchezza più acuta, ci si inizia a confrontare con i propri limiti. La stanchezza aumenta, il legionario si ferisce sulla roccia spigolosa. Privo di forze e assetato egli sta per cedere, sente di non avere più forze, di non riuscire a fare un altro passo. Il militante, dunque, ora è fisicamente esausto. Si abbatte, pensa d’esser finito. In quel momento il corpo diventa un macigno e l’azione immediata e istintiva che si inerpica nei nostri pensieri è quella che ci suggerisce l’immediata discesa dal punto fino a dove siamo riusciti a salire. Arrendersi vorrebbe dire cedere, lasciarsi vincere dalla situazione avversa. Proprio in quel momento fatidico in cui non si riesce a vedere altro che troppa salita, non si riesce a percepire altro che immensa stanchezza. Il momento di resa è dietro l’angolo, tutto sembra perso, fin quando il cuore puro di un altro camerata al pari di una fonte d’acqua limpida dona forza al fratello in difficoltà. In questo preciso istante entra in gioco un fattore fondamentale dell’esperienza militante, il supporto che può darci la nostra Comunità di appartenenza. Comunità intesa come unità d’intenti, sorgente di supporto, protezione, disciplina e quindi necessariamente di gerarchia.

Ora il legionario è rinvigorito, dallo sguardo di un camerata che gli penetra il cuore e gli trasmette tutta l’energia di cui ha bisogno. Trovando nuova forza nel cuore grazie al sostegno dei propri camerati, egli avanza e continua l’ascesa. Arrivato nella parte del monte più arida, ripida, priva di zone d’ombra, di fonti d’acqua, dove sono presenti solo pietre e sassi, essendo fisicamente stremato egli sarà costretto a trovare tutta la forza, necessaria per la scalata finale, senza contare su nessuno ma solo sul suo vigore interno.

Dalla chiara immagine costruita da Codreanu si può facilmente intuire perché quella del monte, rappresenti la prova della “sofferenza”. Il legionario è debole, stanco e affetto dalle tentazioni della comodità, dell’ozio, della scelta facile della discesa; ma sceglie, il sacrificio, la sofferenza, lo sforzo. Nella nostra vita come nella scalata del monte della sofferenza, sono decine i momenti in cui ci troviamo davanti a delle scelte, Codreanu ci insegna che spesso la scelta giusta è la più faticosa, quella più ricca di difficoltà, ma se noi decidiamo di prediligere la via giusta, troveremo in noi le forze necessarie per sconfiggere tutte le avversità e continuare a percorrere il sentiero. Solo questa scelta ci permetterà di poterci guardare indietro, senza vergogna, certi di aver aggiunto dei tasselli importanti nel nostro percorso di crescita.

Il legionario potrà così compiere la scalata finale che lo porterà sulla cima del monte e liberatosi del proprio “Io”, egli arriverà in vetta libero e alleggerito, col cuore colmo di gioia.

…continua

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