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Corneliu Zelea Codreanu – le tre prove – pt.2

Seconda Prova: la selva delle fiere selvagge

Superato il monte della sofferenza, il legionario non pensi che la strada dura sia finita. Egli continuando nel sentiero, troverà davanti a sé una selva: la selva delle fiere selvagge.

Dai margini della selva si sentono le urla delle fiere pronte a uccidere e divorare chiunque si addentri in essa. Chi è codardo e insicuro si ferma. Al contrario, chi ha scelto la lotta come essenza della propria esistenza, prosegue. La selva rappresenta la prova del Coraggio. Le bestie che la dominano rappresentano i nemici che il militante incontrerà durante il suo cammino: i mezzi di informazione, i politicanti, i servi del potere, la mafia, le autorità giudiziarie, i poteri forti, i mercanti, i vili, i traditori e così via.

Solo chi avrà il coraggio necessario potrà addentrarsi nella selva e fronteggiare i nemici. Anche in questa prova il ruolo della Comunità è fondamentale, non tanto come supporto, come nel monte della sofferenza, ma in misura di senso di appartenenza. Il legionario sicuro della sua identità non avrà paura di addentrarsi nella selva, perché certo della sua incorruttibilità d’animo. Il suo Cuib lo accompagnerà in questa fase della vita, essendo la comunità una famiglia e come tale pilastro di difesa dinnanzi a ogni nemico. I nemici ci temono e ci muovono guerra poiché siamo portatori di Verità e Giustizia, tocca allora, avere coraggio e tempra per combattere senza mai mollare, senza cercare scappatoie e giustificazioni. Anche quando il nemico ci indurrà in tentazioni, annientiamolo. Saranno solo i vigliacchi, dunque, a rimanere ai margini della selva. Durante le battaglie di certo si può cadere, l’essenziale è rialzarsi sempre come il più valoroso dei guerrieri in battaglia.

Il Militante affila la sua spada e prosegue contro le fiere che fuggiranno, lasciando la strada al suo passo sicuro, sfolgorante di forza e coraggio.

“Dopo aver attraversato la selva ed esserne uscito con successo, una nuova prova lo attende.”

3° PROVA: la palude dello scoramento

Dopo il superamento delle prime due prove il legionario deve ora attraversare una palude: “la palude dello scoramento”, chiamata così perché una volta addentratici in essa i dubbi e la disperazione attanagliano il militante, come il fango di una palude all’interno del quale si rimane impantanati. Questa prova non richiede sforzi fisici e si può superare solo attraverso la forza della Fede. Chi teme la sorte in battaglia, chi vacilla, chi tentenna, chi è travolto dal dubbio, viene meno al concetto di Fede, inteso come fedeltà all’Idea e a Dio. In questa terza prova il militante deve fare i conti con sé stesso e col suo carattere. La palude non ammette scuse e sbagli. Chi, fino a quel momento, ha fatto parte della Comunità per inerzia, per un’agitazione iniziale, chi ha evitato gli ostacoli lungo il cammino, è destinato a cadere e affogare nella palude. Solo chi ha Fede può sfidare e rovesciare le sorti del destino. Soltanto chi vincerà sé stesso arriverà sulla sponda opposta. Ma attenzione, per far sì che ciò avvenga è necessario agire in maniera del tutto impersonale, dominando il proprio IO, attraverso una purificazione interiore.

Una volta giunto sull’altra sponda della palude e dopo aver affrontato tutte e tre le prove, il militante può definirsi un Uomo Nuovo.

Soltanto allora inizia quella che Codreanu definisce l’opera bella. Ovvero il momento in cui il militante ha raggiunto una nuova consapevolezza e una nuova dimensione dell’essere.

“L’anima superiore trova le sue grandi soddisfazioni nel piacere della lotta e del sacrificio.”

 

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