Approfondimenti,  Attualità

Elezioni in Spagna: la solita solfa.

contributo di Jorge Garrido San Román (Presidente del sindacato “Unión Nacional de Trabajadores”)

Lo scorso 28 aprile si sono celebrate le elezioni generali in Spagna, il PSOE (“Partito Socialista Operaio Spagnolo”, di sinistra socialdemocratica) ha ottenuto una maggioranza relativa che non le permetterà di governare da solo (avrà necessità di un appoggio parlamentare per poter approvare qualsiasi legge). Il PP (“Partito Popolare”, di centrodestra liberale) ha ottenuto il peggior risultato della sua storia, riuscendo a mantenere appena il secondo posto tra i partiti più votati, seguito a poca distanza dal C’s (“Ciudadanos”, di centro liberale). L’estrema sinistra di UP (“Uniti Possiamo”, postcomunisti) ha registrato una flessione notevole, e appaiato a quest’ultimo si è posizionato un nuovo partito, VOX (destra conservatrice nei principi etico-morali, e neoliberista in quelli economico-sociali), che è entrato nel Congresso dei Deputati come quinto partito in ordine di voti conseguiti. Molto distaccati, ma con un peso decisivo perchè i loro voti saranno indispensabili per governare, si sono posizionati diversi partiti separatisti di diverse tendenze.

Il panorama è desolante e comporta una situazione stagnante: il PSOE potrà governare solamente facendo affidamento sull’UP e sui separatisti, poichè risulta improbabile che possa stringere un’alleanza con Ciudadanos (Cittadini) a causa del programma economico di quest’ultimo di stampo liberista e avverso alle formazioni separatiste che hanno a loro volta appoggiato il PSOE nella precedente legislatura.

Dei cinque partiti politici più votati, quello che merita più attenzione è la formazione che pur avendo preso meno suffragi ha le caratteristiche di assoluta novità essendo riuscita a entrare per la prima volta all’interno delle istituzioni con una forza (24 deputati) che non può essere certo trascurata: VOX. Questa formazione deriva da una scissione avvenuta nel 2013 della parte più conservatrice del PP che, avendo la necessità di trovare un suo spazio politico, ha sviluppato un messaggio volutamente ambiguo in diversi aspetti con il fine di raccogliere consensi in settori trascurati e abbandonati dal PP. Così, per esempio, la sua apparente fermezza di contrarietà all’Unione Europea, con continui appelli alla sovranità nazionale, cerca il voto dei settori “euroscettici” e antiglobalisti, ma in realtà si tratta solamente di semplice retorica, poiché nel suo programma politico l’unica cosa che si critica realmente è lo scarso peso della Spagna negli organi decisionali dell’UE e il ritorno alla ripartizione dei poteri del Trattato di Nizza (quindi nessuna reale critica al modello UE o all’Euro). Alla stessa conclusione si giunge se si analizza la sua posizione sull’aborto: dietro alla sua apparente, ferma difesa della vita c’è solo una critica all’ultima riforma che permette l’aborto libero come un diritto entro certi limiti, in realtà non c’è una proposta di divieto dell’aborto, ma solo che si ritorni alla legge anteriore di depenalizzazione dell’aborto che fu approvata dal PSOE nel 1985. Quindi, dietro alla sua squillante propaganda alternativa, in realtà VOX si differenzia molto poco dalle tradizionali posizioni del PP anteriore a Mariano Rajoy, e infatti il suo programma economico e sociale è molto liberale, (persino più del PP, poiché Vox difende l’idea di “Stato minimo”, con la progressiva privatizzazione dei servizi pubblici – sanità, istruzione, previdenza, ecc. – , la riduzione di imposte – specialmente alle rendite più alte -, la distruzione del diritto del lavoro – con la proposta di dare centralità ai contratti individuali in base alle norme del diritto civile, la possibilità di svincolarsi dai contratti collettivi, l’eliminazione del salario minimo per i giovani, la riduzione delle indennità a seguito di licenziamenti, ecc. -) Lo stesso si può osservare riguardo la critica all’immigrazione: VOX propone solamente di espellere gli immigrati illegali e che delinquono – misura che evidentemente non risolve il problema – e per richiamare l’attenzione propone di costruire muri – secondo lo stile di Donald Trump – alla frontiera di Ceuta e Melilla (dove persino il PSOE ha proposto qualcosa di simile…), ma al tempo stesso propone che le imprese possano disporre lecitamente della mano d’opera straniera di cui necessitano, sebbene ci siano milioni di spagnoli disoccupati… Qundi, VOX non è altro che una scissione moderatamente conservatrice di un PP che si è volto eccessivamente al centro abbandonando la destra tradizionale, e sebbene la sua retorica e la sua propaganda è incentrata a presentarsi come la “destra alternativa”, la linea che segue è piuttosto quella di un “trumpismo” moderato (infatti conta sull’appoggio dell’ex consigliere di Donald Trump, Steve Bannon, e del suo gruppo “The Movement”, grazie ai legami del dirigente di VOX Rafael Bardajì, che è uno dei principali rappresentanti degli interessei ebraici in Spagna), facendo sì che si collochi più in linea con i conservatori del “Gruppo di Visegrad” che con le realtà social-patriottiche. Infatti, il Presidente di VOX, Santiago Abascal, ha sempre affermato che sta “più vicino all’ungherese Viktor Orban” che a Matteo Salvini o Marine Le Pen (intervista a “El Mundo” del 14 ottobre 2018), posizione comprensibile considerando la sua mancanza di senso sociale (in realtà ultraliberista e antisociale).

Basandoci sui programmi elettorali in materia sociale e del lavoro dei vari partiti, è facile giungere alla conclusione che in Spagna si produce un fenomeno che può quasi essere misurato con esattezza matematica: quanto maggiore è il peso del messaggio patriottico e della caratterizzazione etico-morale (aborto, eutanasia, ecc.) in un partito politico, maggiore è anche il suo messaggio liberale e antisociale in materia di lavoro; e viceversa quanto più è accentuato il messaggio sociale di un partito, maggiore è il suo messaggio antinazionale e trasgressore in materia etico-morale. Questa regola (che in altri paesi è più flessibile, esistendo sinistre con caratterizzazioni nazionali e destre con caratterizzazioni sociali, qualcosa di impensabile in Spagna) si verifica in maniera talmente costante, che gli scarsi movimenti politici che fuggono da questo circolo vizioso (per esempio, la Falange o la nuova coalizione euroscettica “ADÑ” che si presenta per la prima volta nelle prossime elezioni per il Parlamento Europeo), cercando di unire il messaggio patriottico ed etico-morale al messaggio sociale, hanno uno spazio politico abbastanza ridotto, con risultati elettorali fino ad ora scarsi, malgrado la notevole potenzialità che ha questo messaggio social-patriottico.

Ma al di là di questo fenomeno tipicamente spagnolo (una sinistra sempre antinazionale e una destra sempre antisociale), si subiscono fortemente i problemi del contesto mondiale, e così vediamo come negli ultimi quattro decenni le condizioni lavorative si sono drammaticamente degradate, ritornando gradualmente a condizioni sempre più simili a quelle del XIX Secolo: salari alla soglia della povertà (che si hanno sotto minaccia di delocalizzazione e importando immigrati che accettano salari minori), necessità di lavorare più ore (persino senza essere retribuite), tagli sociali, pensioni più basse, età di pensionamento sempre più avanzata, giovani e meno giovani con contratti precari, licenziamenti più facili con indennità sempre minori, maggiore insicurezza lavorativa, ecc.

L’arretramento sociale che si registra in Spagna si deve alla combinazione di tre fattori: la crisi del capitalismo (che obbliga a mantenere una crescita costante delle tasse che vanno a scapito dei lavoratori), la globalizzazione (per il progressivo calo di redditività dei mercati locali si cercano mercati più appetibili al fine di mantenere costante il tasso di profitto), e la tecnologia dell’era digitale (che nell’attuale fase dell’economia capitalista non si limita più a trasferire i lavoratori dal settore primario e secondario al terziario, ma che per la prima volta sta distruggendo l’occupazione netta).

Mentre nel XIX secolo i capitalisti utilizzavano lo Stato per proteggere i propri affari e la polizia per reprimere i lavoratori che rivendicavano maggiori diritti, per i capitalisti odierni lo Stato è divenuto un ostacolo e preferiscono l’esistenza di un mercato mondiale digitalizzato e senza barriere di alcun tipo. In pratica, oggi viviamo nell’era del capitalismo digitale globale, per cui ora lo Stato e i confini sono divenuti le ultime difese che rimangono a noi lavoratori per difenderci dalla delocalizzazione, la concorrenza sleale e la perdita dei diritti lavorativi e sociali. Per questo noi lavoratori abbiamo necessità di una patria per difenderci dal capitalismo globale, recuperando la nostra Sovranità Nazionale e garantendo i nostri diritti lavorativi e sociali, mentre i capitalisti attuali non vogliono più patrie preferendo i mercati globali, i trattati del libero commercio, spazi economici come l’Unione Europea e monete senza sovranità come l’euro facilmente controllabili e imposte alle nazioni. Hanno sequestrato la Patria tramite i politici che hanno comprato, e per questo noi lavoratori abbiamo necessità di liberarla e farla nostra per difendere i nostri diritti sociali e proteggere i nostri mercati locali per garantire la nostra occupazione.

Questo è il contesto in cui si sono svolte le recenti elezioni generali nelle quali, come sempre, ha perso la Spagna e con lei abbiamo perso tutti noi lavoratori spagnoli, intrappolati tra la dialettica di una sinistra antinazionale e una destra antisociale. Se il sociale e il nazionale non procedono unitariamente, quello che ci viene propinato è semplicemente una truffa, e questo è esattamente quello hanno offerto tutti i grandi partiti politici spagnoli senza eccezione.

Prima delle prossime elezioni del Parlamento Europeo, dal sindacato UNT (Unione nazionale dei lavoratori) è stato lanciato un messaggio chiaro ai lavoratori spagnoli: dobbiamo appoggiare solamente candidature che con chiarezza rifiutano l’attuale modello di Unione Europea (così contrario agli interessi dei lavoratori), e che vogliano finirla con l’Euro (una moneta che sta danneggiando la Spagna, l’Italia e quasi tutti i paesi europei, tranne la Germania e l’Olanda, come dimostrano le analisi economiche più approfondite). Non si tratta di essere antieuropei, ma di costruire un’Europa differente, rispettosa delle sovranità e dei popoli e dei diritti dei lavoratori.

Purtroppo, sia i partiti politici maggioritari sia i sindacati istituzionali stanno eludendo questo fondamentale dibattito perché continuano ad essere ancorati alla mentalità del XX Secolo e non comprendono le sfide che presenta il XXI Secolo ai lavoratori. Sono incapaci di vedere il problema (quando non sono direttamente parte dello stesso) e per questo non sono all’altezza di fornire soluzioni e alternative.

Come UNT consideriamo che la lotta social-patriottica passa necessariamente attraverso la priorità della lotta per una Giustizia Sociale integrandola nella lotta patriottica con il necessario recupero della Sovranità nazionale, socializzando (né statalizzando – come propone la sinistra – né privatizzando – come propone la destra liberale-) i servizi sociali, rilocalizzando i settori produttivi, favorendo i mercati di prossimità, frenando le “economie di scala” che affondano i mercati e costruendo un’economia che stia al servizio dell’uomo e non il contrario.

Proposte che sono molto lontane da quelle che difendono i principali partiti politici e i sindacati spagnoli…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *