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Fratelli d’Italia non solo a fatti, ma anche a parole.

Le vicende delle ultime settimane hanno ri-portato alla luce il gravissimo problema di controllo dei mezzi di produzione nazionali, che non è solamente un revanscismo di politiche autarchiche, quanto proprio della localizzazione fisica all’interno dei confini che avrebbe, e necessariamente dovrà avere per il futuro, un ruolo fondamentale nelle scelte politiche che si devono intraprendere.

Ma chi sarà in grado di farlo?
Siamo una nazione a sovranità limitata, questo è chiaro ed evidente.
Prima stretta nella morsa dei paesi NATO, ora al laccio di una unione europea che sembra ostacolare ogni nostra volontà di crescita.

Ma non c’è peggior schiavo di quello che non vuol esser liberato, si diceva un tempo.

Ci riferiamo a tutta una classe politica, che a veder del marcio, sembrerebbe proprio al soldo di nazioni straniere, ma nella migliore delle ipotesi vive sotto un’ombra di provincialismo da dopoguerra.
Ci riferiamo alle politiche economiche e monetarie senza visione d’insieme dei problemi della nazione. A personaggi discutibili piazzati nei momenti cruciali in posizioni cruciali, solo per compiacere i propri omologhi oltre confine. A politiche di gestione dei processi migratori senza il benché minimo interesse per il bene nazionale.

Ma il dato che ci dovrebbe far riflettere ce lo abbiamo sotto gli occhi, tutti i giorni: l’utilizzo smodato di termini stranieri, che denota una mancanza di sensibilità e di preparazione fuori misura.
Intanto usare una piattaforma straniera per fare comunicazioni alla nazione è cosa da far saltare il governo due ore dopo, per far una conference call e proclamare un lockdown.
Giornalisti asserviti e provinciali anch’essi, rimbalzano questi termini nelle nostre case e permeando la nostra dialettica con locuzioni che troverebbero equivalenti italiani senza fare particolari sforzi.
Ecco che ci troviamo di fronte allo smart working per indicare il telelavoro, cash per parlare di contanti, concept per esprimere un idea, il jobs act è una legge sul lavoro e così via con premier, leader, leadership, governance, new economy, spread, bound, spending review, rating, default, welfare, road map, election day, team, staff, authority, privacy, know-how, deadline, devolution, new entry, outsider, meeting, performance, congestion, corporation, scouting, partner, boom, task force, check point, work in progress, low cost…

È battaglia di retroguardia, dal sapore autarchico direte voi. Forse sì, se pensiamo che l’era globalizzata impone codici condivisi per la comunicazione.

Ma se in sostanza per far grande una nazione è necessario, come le evidenze di questi giorni dimostrano ampiamente, non dipendere dall’estero, nella forma lo è di più.
L’utilizzo da parte delle comunicazioni istituzionali, siano esse il discorso del presidente del consiglio piuttosto che l’avviso di un bando di gara, dovrebbe essere vincolato da una percentuale limitata di termini stranieri che consenta ad una lingua tra le più complesse al mondo di tornare ad essere autosufficiente.
Impensabile ripensare la scuola senza ripartire dal suo strumento principale: la lingua.
Fratelli d’Italia non solo a fatti, ma anche a parole.

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Oggi 25 marzo è la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri.

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