Attualità

Grecia e Siria, baluardi di Civiltà

Passano gli anni, ma la storia si ripete.

La ruota del tempo gira inesorabilmente e con essa il corso degli eventi.

Quanto sta accadendo oggi in Grecia, nonostante i media siano concentrati quasi esclusivamente sul coronavirus, ne è la prova. Un piccolo stato come la Grecia, di cui tutti conosciamo la tragedia che l’ha vista protagonista in questi ultimi anni, in questo momento sta assurgendo al rango di scudo d’Europa.

Questo perché il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, tenuto a lungo a bada a suon di miliardi dall’Unione Europea, ha deciso di attuare il ricatto che da anni non faceva altro che ripetere urbi et orbi: aprire le frontiere ai migranti (tenuti fino ad ora come veri e propri ostaggi) intenzionati a raggiungere l’Europa.

Le ragioni di questo sconsiderato gesto, che sta creando grandi disordini e che potenzialmente potrebbe destabilizzare l’intera Europa, sono da rinvenire in diversi contesti. La decisione del presidente turco è arrivata in seguito all’uccisione di 36 soldati turchi nei pressi di Idlib, unica zona della Siria ancora sotto il controllo dei terroristi (che qualcuno ancora si ostina a chiamare “ribelli”).

Ma perché i turchi sono in Siria?

Ebbene la Turchia ormai da tempo si è intromessa nella già delicata questione siriana essenzialmente per ragioni interne: mantenere un avamposto in funzione anti curda e destabilizzare il consolidamento del regime siriano di Assad.
Assad ha sconfitto quasi del tutto, anche grazie al contributo della Russia di Putin, il fondamentalismo islamico che dal 2011 attanaglia la Siria, culla del medio oriente. I ribelli, sostenuti invece dai nemici di Assad, hanno destabilizzato, ucciso, distrutto e profanato tanti, troppi luoghi sacri dal valore inestimabile.

Viste le circostanze, è facile immaginare quanto possa essere irresponsabile fomentare nuovamente il caos, rimpinguare ancora una volta i rifornimenti dei “ribelli” salafiti solo per avere un ritorno economico o per ottenere un aiuto in Siria.

Quanti miliardi giustificano il proliferarsi della barbarie? Quanti miliardi vale la distruzione della Civiltà?
Civiltà, ecco il vero nocciolo della questione.

Un presidente di uno Stato degno di essere definito tale dovrebbe avere ben chiara l’importanza della Civiltà e dell’identità di un popolo, e dovrebbe rendersi conto  che non esiste cifra che  giustifichi l’annientamento di questi valori fondamentali.

A meno che non sia egli stesso uno dei barbari.

Ed allora torniamo alla Grecia, che della Civiltà è il baluardo, e capiamo come sia possibile che il popolo greco stia fronteggiando, nonostante le immense difficoltà, l’emergenza odierna con tale vigore ed energia, dovendosi pure sorbire le critiche dei soliti moralisti che, come al solito, guardano al dito e non alla luna.

Ancora una volta il popolo greco, già umiliato fin troppo da un’Unione Europea (e NON già dall’Europa) iniqua e irriconoscente, in risposta alla quale potrebbe anche lasciarsi andare, rassegnarsi all’invasione e gettare, di fatto, nel caos l’intera Europa, ci lancia un messaggio di fondamentale importanza.
Con umiltà e con silenzio il popolo greco ci insegna che nessuna discordia e nessun dissenso, benché profondi, possono giustificare la rovina della Civiltà Europea.

Perché, se non fosse ancora sufficientemente chiaro, il popolo greco non sta difendendo i confini della Grecia, ma dell’Europa.

Passa il tempo, ma la Lotta rimane la stessa.

Civiltà o barbarie.

 

“Nell’ora della disfatta di un mondo, c’è bisogno di anime rudi ed elevate come rocce contro cui si infrangeranno invano le onde scatenate.”  (Leon Degrelle)

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