Attualità

La battaglia  sul contante è battaglia di libertà

Il punto su cui insistono gli eurocrati al guinzaglio è sempre lo stesso: abolire il danaro contante per abolire l’evasione.
Così messa potrebbe sembrare anche virtuosa come operazione ma, ovviamente, c’è dell’altro.
Chiariamo subito un punto: della lotta all’evasione non ci interessa nulla.
Intanto perché l’evasione fiscale a cui si riferiscono i fautori del soldo virtuale è sostanzialmente una reazione, aggiungiamo anche giusta, ad un peso fiscale iniquo, ingiusto, insopportabile.
Un po’ come quando vi chiedono di posare l’auto e prendere i mezzi pubblici facendovi sentire in colpa, dimenticandosi del disastroso stato del servizio di trasporto pubblico, volendovi obbligare a passare metà del vostro tempo libero in attesa di mezzi che non arrivano, e quando lo fanno sono sovraffollati e obsoleti.
Allo stesso modo chiedono alle “partite IVA “ di non evadere quando mancano servizi, dove le attese dei pagamenti della PA sono esagerati e le applicazioni delle normative sono troppo spesso lasciate alla libera interpretazione del funzionario di turno.
Ma ribadiamo che il nodo cruciale della questione sia però ben altro.
Il pagamento di transazioni con moneta virtuale non può prescindere dall’avere un conto corrente.

Perché quand’anche il costo delle suddette sia gratuito, il costo di mantenimento di un conto bancario non lo è di certo. È per quale motivo dovremmo pagare dei soggetti privati per una attività fondamentale per l’esercizio delle proprie libertà, siano esse anche le più vitali come comprare del cibo per sfamarsi?
E sì che il dovere di uno stato è garantire la sopravvivenza di ogni singolo appartenente alla propria comunità.
Pensate a chi, insolvente, non possa aprire un c/c, oppure agli anziani che hanno un approccio con la tecnologia ovviamente complicato.
Basterebbe un comando errato (le macchine possono sbagliare se gli input non sono  esatti) per gettare intere famiglie nel baratro.

Tralasciamo poi il controllo dei propri consumi, che sarebbe facile preda di facogitatori di dati a scopo commerciale.
Ecco che, a pezzo a pezzo, stanno erodendo le nostre libertà con le scuse più nobili, ma che invece sono rischiosissime per l’organizzazione sociale che conosciamo.
La fisicità del denaro è importante, necessaria anche per fattori psicologici. Il peso del contante consente una gestione oculata del proprio portafogli, cosa che contrasta con la necessità del consumismo in fase terminale di vendere, vendere, vendere.
Ricordiamoci che chi sostiene queste politiche è sempre dalla stessa parte: quella dei nemici del popolo.
Quando il dibattito su minibot si fece caldo, i suoi detrattori furono sempre quelli del panfilo Britannia, pronti a scodinzolare per le misere prebende con cui sono stati comprati da decenni.
Come uscirne?

Basterebbe l’istituzione di c/c di servizio, gestiti dallo stato e a titolo gratuito, che con i risparmi versati faccia investimenti per la comunità. Con questi strumenti si riconquista la fiducia del popolo, non favorendo le banche private “too big to fail”, che vengono salvate dallo stato anche a fronte di gestoni ballerine e imprudenti.
Dalla parte del popolo, non delle banche.
Ecco la ricetta più banale del mondo.

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