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La Geopolitica non è una partita di calcio.

La geopolitica è una disciplina che studia le relazioni tra la geografia fisica, la geografia politica e le relazioni internazionali. Il Generale Karl Haushofer la definì “la coscienza geografica dello Stato. Il suo oggetto è lo studio delle grandi connessioni vitali dell’uomo d’oggi nello spazio d’oggi e la sua finalità è il coordinamento dei fenomeni che legano lo Stato allo spazio”.

Essendo una disciplina tanto complessa, suscettibile di varianti imprevedibili e basandoci su informazioni di parte fornite dai media globali e da poche e frammentate notizie di giornalisti free lance, alla luce degli accadimenti degli ultimi giorni in Medioriente ci limiteremo a sommare una serie di considerazioni, senza avventurarci in azzardate teorie sui possibili futuri scenari planetari.

– L’uccisione del Generale Soleimani, capo delle forze Quds, corpo speciale dei Pasdaran iraniani (assassinato in un paese sovrano) è una notizia che ci rammarica ma rientra in una logica di guerra atta a neutralizzare un alto profilo militare e come tale la dobbiamo contestualizzare alla situazione. Non è stato il primo e non sarà l’ultimo assassinio mirato, così come è stato in precedenza per importanti figure militari palestinesi, libanesi, talebane, dell’ISIS ecc.

– L’Iraq è lo Stato con le maggiori città ritenute sante dagli sciiti e la maggioranza della popolazione afferisce a questa branca dell’Islam, fatte salvo le enclave sunnite di Tikrit e Kirkut. L’influenza dell’Iran in questi territori è ben nota e l’assalto di miliziani iraniani nell’area più sorvegliata e sicura della città, il complesso che ospita l’ambasciata statunitense in Iraq e concluso con l’incendio della reception, ha visto l’immobilismo del governo iracheno che non ha preso le difese del suo alleato statunitense lasciando di fatto che le proteste andassero avanti. C’è da annotare che un paio di settimane prima il Generale Soleimani era riuscito a far nominare un suo alleato, il generale iracheno Tahseen Al Aboudi, capo della sicurezza della Zona Verde (quella al cui interno insiste anche l’ambasciata USA), assicurandosi così di fatto il pieno controllo della zona più delicata del Paese che invece si riteneva fosse la più sicura per gli americani e le altre forze non irachene presenti nella città.

Trump ha promulgato a dicembre una legge di bilancio per la Difesa, il National Defense Authorization Act, su spinta del Pentagono, con un budget di 738 miliardi di dollari, per “accrescere la prontezza e la letalità” delle forze armate degli Stati Uniti e rispondere al meglio alla competizione strategica con le potenze eurasiatiche in ascesa (per intenderci il budget della difesa della Cina per il 2019 della difesa cinese è stato di circa 157 mld di euro).
Gli USA utilizzano DRONI, armi micidiali con controllo remoto, che superano le difficoltà evidenti del controllo terrestre (vedi tutti i teatri di guerra mediorientale) e che portano la tecnologia ad essere il fattore più determinante da sempre. Nessuno sarà più al sicuro, per lo meno non all’esterno.

L’Iran risulta strategico come snodo di transito per le future rotte ferroviarie e mercantili che saranno la spina dorsale del ramo terrestre della Nuova Via della Seta inaugurata da Pechino e considerata dall’ amministrazione Trump come la più grande minaccia per l’egemonia economica e politica americana.

Non sappiamo cosa accadrà in Medioriente nei prossimi mesi.

Sappiamo però che la partita che si sta giocando ha come posta in palio l’egemonia non solo militare ed economica, ma soprattutto tecnologica a livello globale.
Sappiamo inoltre che è emersa con chiarezza la totale mancanza di peso dell’Italia nel contesto dell’area mediterranea e mediorientale. Ruolo che le compete naturalmente e storicamente.
L’attuale classe dirigente, di maggioranza e di opposizione, s’è dimostrata inadeguata e impreparata anche solo a parlarne.
Purtroppo per noi verranno prese decisioni sulla nostra testa ancora una volta.

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