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La Missione civilizzatrice di ROMA – parte 1

“Roma, non avrebbe potuto assurgere a tanta potenza se non avesse avuto un’origine divina”;

 “…ciò che è più sorprendente della storia di Roma, non è tanto la grandezza territoriale delle sue conquiste, quanto la sua durata millenaria”;

“se volete leggere una grande storia dell’umanità, leggete la storia di Roma”;

“è semplicemente impossibile condensare in poche righe di manuale ciò che Roma ha rappresentato per la storia d’Europa e del mondo”;

“…in alto la tua destra leva l’eterna lampada che illumina il mondo, o ROMA!”

“Tu non vedrai nessuna cosa al mondo maggior di Roma…”

Queste sono solo alcune delle frasi o versi pronunciate nel corso dei secoli da scrittori, poeti, storici, uomini d’arme e politici, sul mito di Roma.

Tutto il nostro agire si richiama direttamente al mito di Roma ed ai valori della romanità,  cercando ogni giorno di percorrere quella via romana che si inerpica verso quelle vette da cui si possono vedere le cose del mondo con uno sguardo diverso, con lo sguardo universale. Una via che deve essere trasposta nel nostro tempo, attraverso forme e strumenti che abitano il flusso della contemporaneità. Parole queste che possono sembrare astratte e teoriche, ma non è assolutamente così.

Aderire nel profondo dello spirito ai valori di Roma ci può permettere infatti ancora oggi, a diversi secoli di distanza, di affrontare la vita con un piglio diverso, di combattere una battaglia allo stesso tempo antica e nuova, esterna ed interna al nostro essere; ci può permettere in poche parole di vivere l’esperienza di un nuovo tipo umano: l’uomo differenziato, ovvero quell’uomo in grado di affermare un ordine valoriale all’interno del mondo sensibile, a prescindere dalle condizioni materiali, spesso imponendosi su di esse, mettendo poderosamente in moto la ruota della storia. 

Un uomo sicuramente in grado di rispondere colpo su colpo alle inquietudini del nostro tempo, all’angoscia ed al nichilismo che attanagliano il modello di vita dominante. Un vero antidodo alle depressioni ed ai disagi esistenziali ormai dilaganti nelle masse occidentali.  

Il modello romano ci fornisce dunque tutti quegli esempi di come comportarsi nel rapporto con la divinità, con la natura, con la propria famiglia, con lo stato, con la Patria, con l’altro da sé. Un modello in grado di sconfiggere l’angoscia attraverso la gioia di vivere per un ideale, e di vincere la solitudine con la forza della comunità. Per questi motivi, a nostro avviso, Roma, se ben compresa, può agire positivamente sugli aspetti vitali della nostra quotidianità, della nostra esperienza di vita. Vera ed unica cifra in grado di valorizzare l’incredibile storia che andremo a raccontare.

Roma: un mito universale

Le origini

La grande cavalcata di Roma inizia con l’eroe Romolo, il grande alleato del principio olimpico, in lotta contro la prevaricazione titanica incarnata da Remo. La nostra narrazione storiografica entra ora nella dimensione di una lettura più metastorica che storica, ovviamente agli antipodi delle storiografie marxiste e liberali, purtroppo ancora oggi maggioritarie nella cultura dominante. Ma non è certo questo il momento di polemizzare sulla questione culturale che comunque esiste e che deve essere affrontata con una poderosa azione di contro-cultura.

Ma continuiamo nel racconto storico. Dopo il tentativo di Alessandro Magno di fermare le cosiddette forza travolgenti dell’ultima età, nasce e si manifesta intorno all’VIII sec., e più precisamente il 21 aprile del 753 a.C., il completamento del ciclo eroico-uranico dell’occidente, cioè quel ciclo rappresentato dalla sintesi tra i due elementi, greco e romano.

Roma si presenta dunque come il perfezionamento storico di lotte che avvengono prima a livello spirituale, nel cosiddetto piano metastorico, e si presenta come l’ultimo lampeggiare della luce delle origini: attraverso di essa infatti si crea una stirpe spiritualmente eroica che attraverso il suo agire storico risveglia e rettifica tutto l’occidente riportandolo verso la spiritualità del Nord, verso quella spiritualità mitica che ha forgiato la nostra stirpe all’origine della storia. Anche qui attenzione, questi non sono concetti e parole astratti o da libri stampati, questi sono semplicemente i Principi primigeni da cui sono sgorgati i valori storici che hanno animato, guidato e regolato la vita degli uomini appartenenti ad una determinata stirpe: come detto nella premessa, le mentalità ed i comportamenti pratici di milioni di uomini hanno preso origine da precisi sistemi storici e di civiltà. Ma continuiamo nel nostro viaggio.

Crediamo infatti che per comprendere il senso della apparizione romana sia necessario riconoscerla come l’ultima grande guerra metafisica ingaggiata da uomini che nello spirito sono simili agli eroi del mito, e che sono riusciti storicamente a riaffermare un intero ciclo, una intera nuova età dell’oro in grado di fermare il precipitare del profano. La vera metafisica di Roma, il suo principio primo, sono fissati ab aeterno nel mito degli eroi. Gli stessi simboli e gli stessi significati di cui narra tale mito sono presenti nella romanità sin dalle origini, come ci ricorda Evola: “… è il tipo della civiltà romana e dell’uomo romano che può valere come una chiara testimonianza dell’esistenza dei cicli eroico-uranici di origine nordico-occidentale”.

Entrata nella storia, Roma si trova di fronte a tutte quelle civiltà cosiddette lunari-feminee, pelasgiche-italiche, didonee-cartaginesi, che non a caso Roma spazza via sostituendone il loro diritto femineo-materno con il suo virile-paterno, i loro culti ctonici con i suoi eroico-solari.

Il romano diviene dunque l’eroe del mito che si confonde con la storia, che diviene storia, facendola sacra attraverso uomini al confine tra la leggenda e la realtà: Enea, Romolo, Furio Camillo, Scipione, Cesare, Augusto, Marco Aurelio, Costantino, Giuliano ed in ultimo, anche se in piena decadenza, uomini coraggiosi come Ezio, il vincitore di Attila, che pur avendo costoro sangue romano e barbaro, furono sempre fedeli  e leali a Roma, come ad anticipare quella splendida e gigantesca fusione tra l’elemento ario-romano e quello nordico-ario. L’uomo romano garantì in tal modo il passaggio del mito da un piano astorico ed atemporale, come in genere non avveniva nell’ellade, ad un piano concreto che si fa forza formatrice della realtà palesandosi in gesta ed istituzioni le quali a loro volta assumono significati simbolici. Ecco dunque letteralmente invertita la struttura filosofica di tipo materialistico in favore di una spiegazione metafisica che mette all’origine dei fatti storici i fattori di ordine spirituale prima di quelli materiali.

Avvenne dunque che in un’Italia abitata da Volsci e Sabini, da Etruschi e Sanniti, da Fenici, da Siculi, da immigrati da tutte le regioni mediterranee, apparve all’improvviso un gruppo nuovo che si leva in armi: è solo contro tutti; non si adegua a nessun culto, a nessuna consuetudine, a nessun diritto precedentemente stabilito. Un nuovo principio appare, che ha la potenza di tutto soggiogare, di trasformare profondamente l’antico, di espandersi trionfalmente con la stessa necessità e con la stessa purità con cui agiscono le grandi forze delle cose. Il tipo romano fu sempre dedito ad una visione religiosa che diffida dagli abbandoni dell’anima e dagli slanci della devozione. Un esempio è dato dalla differenza con gli etruschi, la cui civiltà cercava di far presa negli strati plebei, insinuando il pathos di rappresentazioni spaventevoli dell’aldilà, al contrario dei Romani, i quali invece rimasero fedeli alla visione eroica con i suoi eroi divinificati, insieme all’impassibilità degli altri dèi mortali, cui nessun turbamento né di speranza, né di timore recava l’oltretomba: nulla che potesse alterare una condotta severa di dovere, di fides, di eroismo, di ordine e di dominio. Troviamo dunque in queste parole le ragioni profonde del mito di Roma, un mito la cui simbologia fatta dalla ricorrenza del sette, dall’allattamento dei gemelli da parte della lupa, dall’assunzione dell’aquila come segno delle legioni, ha accompagnato una formidabile vocazione conquistatrice, quanto la sua stessa storia: virile, guerriera, eroica, propiziatrice di altissime tensioni ideali, forgiatrice di civiltà.

Una civiltà che saettò d’improvviso nei cieli dell’antichità, a dimostrazione delle virtù indomabili di una stirpe assolutamente irriducibile al mondo che la circondava. Erano un gruppo di arditi conquistatori ariani, scesi dal nord, come in Grecia erano venuti gli achei e i Dori, i quali riorganizzarono su nuove basi la federazione dei latini, incentrandola sulla supremazia di Roma pur nel quadro del rispetto delle singole autonomie locali, come abbiamo già molte volte accennato durante i nostri incontri culturali quando si sottolineano le differenze con il modello imperialista statunitense.

Per concludere il profilo dell’antico romano possiamo ben dire che esso era scarsamente dotato dal punto di vista intellettualistico e lontano da ogni astrazione misticheggiante, da ogni pathos fraternalistico, da ogni cedimento sentimentale. I romani appaiono come una stirpe solare ricca di doti di carattere, sensibile più alla lealtà, al coraggio, alla fedeltà ed alla parola data, che alle astrazioni cerebrali ed alle sottigliezze dialettiche.   

…continua

(in copertina MAMORS di Duilio Cambellotti – Leggende Romane – 1929)

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