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La Missione civilizzatrice di ROMA – parte 3

Abbiamo approfondito la guerra punica perché la riteniamo il paradigma dell’esperienza storica romana. Una guerra che ha messo Roma di fronte alla Grecia e all’ellenismo rendendola regina del mediterraneo.

A quel punto della storia Roma entra in contatto con il raffinato mondo greco, con la sua cultura e la sua filosofia. Ne rimarrà inevitabilmente affascinata ed influenzata fino al punto da avere due grandi correnti culturali: quella del circolo degli Scipioni, vicino alla Grecia, e quella dei Catoniani, irremovibili sostenitori degli antichi costumi romani. Entrambe si fonderanno in seguito dando vita al neoplatonismo ed allo stoicismo.

Dal punto di vista politico e militare Roma continua la sua ascesa, si impone, come detto, sulla Grecia e sull’Anatolia, combatte contro un irriducibile nemico di Roma, Mitridate, e lo sconfigge. Ormai non ha quasi più rivali alla sua altezza che iniziano le guerre interne. Guerre sociali per la cittadinanza romana, civili per la supremazia delle fazioni politiche, servili contro gli schiavi. Romani contro romani, i Gracchi, Mario e Silla, sembrano le forze telluriche rimaste nascoste per secoli che riemergono nel seno della città. Si arriva così fino al grande Cesare, che dopo aver conquistato in una impresa epica la Gallia si trova di fronte Pompeo e le forze conservatrici del Senato. Anche Cesare va ricordato per aver combattuto epiche battaglie ed avere innalzato il genio militare romano fin sulle vette della storia. Quando era accerchiato ad Alesia in Gallia, riuscì con il suo genio ed il suo carisma a rovesciare la situazione a suo favore, determinando lo sfaldamento dell’immenso esercito gallico e la resa del suo grande e coraggioso avversario: Vergingetorige.

Ma Cesare fu anche un grande politico, egli aveva infatti intuito prima di tutti lo scricchiolio della repubblica romana cercando di porvi rimedio attraverso la nascita dell’Imperium ed una serie incredibili di riforme in tutti i campi sociali, politici, militari, urbanistici ed amministrativi. Tutti sappiamo come finì, con 24 pugnalate di fronte alle quali Cesare rimase impassibile dimostrando a tutti come sapeva morire un romano.

La fiaccola passò al nipote adottivo: il grande Ottaviano Augusto, che divenne di fatto il primo imperatore romano. Una grande storia dunque riparte sotto il mito delle aquile romane. Grandi uomini e grandi imperatori si succedettero nel corso di quei secoli in cui Roma illuminava il mondo. Certo non tutti furono all’altezza, ma a noi piace ricordare Roma soprattutto per la sua missione civilizzatrice avuta nel suo complesso. Comunque Roma conobbe la sua massima espansione sotto Traiano, tra il 100 ed il 150 d.C. . Adriano, Marco Aurelio, i Severi, Costantino, Giuliano, più o meno questi sono stati gli uomini che hanno retto le sorti di Roma per 300 anni. I 300 anni forse più ricchi di idee, forze ed energie come mai si erano viste. Si afferma il cristianesimo, tramonta il paganesimo, religioni orientali si intersecano con lo gnosticismo. Poco dopo il 200 d.C l’imperatore Caracalla concede la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero. Roma si impone così come potenza rivoluzionaria anche in campo sociale e civile, dopo che era stata la prima civiltà della storia che aveva dato la possibilità ad un schiavo di tornare un uomo libero. Sotto il principato di Costantino, 312-337 d.C.,  si svolge il concilio di Nicea, che stabilisce i punti fermi della dottrina cristiana, e lo stesso Costantino fonderà a Bisanzio la nuova Roma, Costantinopoli, che continuerà la missione di Roma, anche se grecizzata, fino addirittura al 1453 d.C., anno in cui l’impero romano d’oriente cade sotto i colpi dei Turchi Ottomani di Maometto II. Insomma, l’impero è attraversato da scosse ed emozioni interiori di fondamentale importanza per la nascita del medioevo. Costantino prima, con l’editto di Milano, e Teodosio poi sul finire del IV secolo, sanciranno definitivamente la religione cristiana come religione ufficiale dell’Impero Romano. La stessa chiesa Cattolica prenderà molto dalle tradizioni, dalle liturgie e dall’organizzazione dell’ordine sacerdotale pagano. Quelle stesse categorie filosofiche espressione del più alto pensiero greco-romano saranno poi le colonne portanti della dottrina cattolica, quasi a prefigurare quella grandiosa sintesi tra la classicità ed il cristianesimo, sintesi che si tradurrà a sua volta nel medioevo e che darà le basi per il pensiero dell’Europa moderna.

E’ dunque triste arrivare alla fine, ma non può essere altrimenti, come ci dice Spengler, ogni grande civiltà è come un organismo vivente: nasce, diventa matura e poi muore, per poi rinascere sotto altre forme. Ed anche Roma non poteva sfuggire a questo destino. Corrottasi nel suo interno, nei suoi valori morali, nei suoi costumi di vita, iniziò a non voler più combattere. Erano lontani i tempi di Scipione, di Annibale e di Cesare, ora, per trovare giovani disposti a combattere contro i barbari che premevano alle frontiere, i comandanti romani facevano sempre più fatica. Si preferiva la vita comoda, un po’ come nel nostro occidente, con la differenza che all’epoca non c’era la schiacciante superiorità tecnologico-militare su cui invece può contare l’occidente di oggi nei confronti dei popoli cosiddetti emergenti.

Comunque, a prescindere da tutto, Roma la sua missione l’aveva già compiuta. Era durata più di mille anni, più di ogni altro impero precedente e futuro.

Roma esce a testa alta, la sua ultima, rabbiosa battaglia è quella contro Attila nel 451 d.C. ai Campi Catalaunici in Gallia. Insieme ai romani comandati dall’ultima grande generale romano, Ezio, combatterono anche alcune popolazioni barbare di origine germanica, quasi ad anticipare quella grande sintesi del sacro romano impero di Carlo Magno e dei vari tentativi di creare uno spazio imperiale europeo.

Fu uno scontro furibondo tra due modi di concepire la vita ed il mondo. Quello della civiltà romana, e quello della barbarie più rozza incarnata da un tiranno sanguinario come Attila. Fu l’ultima grande vittoria storica dell’aquila romana, da quel 21 aprile del 753 a.C., giorno in cui Romolo tracciò il solco della Roma quadrata, erano trascorsi ben 1229 anni.

Dopo il viaggio nella metastoria, aggiungiamo ora al nostro studio gli aspetti che riteniamo fondamentali nello spirito romano: i Principi ed i Valori che hanno reso grande Roma.

Fine della parte 3

in copertina SERVIO (1928)- DUILIO CAMBELLOTTI – Leggende Romane

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