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L’Isolamento ai tempi del Corona Virus, un’occasione per riflettere sulla Beata Solitudo.

In questi giorni l’allarme corona virus svuota i centri cittadini, gli uffici, le scuole e tutti i luoghi di aggregazione, generando un isolamento forzato e precauzionale.

Al tempo delle metropoli, dei centri commerciali, dei palazzoni aziendali di 20 piani e della vita social, l’uomo si trova d’improvviso catapultato in una realtà ormai sconosciuta, la riscoperta della solitudine, uno di quei fattori ai quali il nostro tempo ci ha abituato a rinunciare.

Al giorno d’oggi la nostra esistenza procede come quella di tanti automi in continua connessione in ogni momento e ambito della giornata, dalla vita famigliare e sentimentale, a quella lavorativa, al tempo libero, tutto viene scandito da un like, da un post con annesso hashtag alla moda, da un selfie o da una diretta. Questo malsano stile di vita, al quale solo pochi riescono a rinunciare, ha spogliato l’uomo di qualsiasi rapporto con sé stesso, con il proprio IO interiore.

A tal proposito, non ci siamo meravigliati, quando qualche tempo fa i giornali evidenziavano come il proprio smartphone sia il primo oggetto con cui si relaziona appena svegli e l’ultimo prima di andare a dormire.

Dunque la prima e ultima riflessione della giornata sono dedicate ai nostri followers, alle stories su instagram o a programmare l’ultimo aggiornamento del nostro onnipresente e fedele compagno di vita touch. Le nostre giornate trascorrono in assoluta connessione fisica e virtuale, facendoci spesso trascurare il silenzioso rapporto riflessivo con noi stessi.

La solitudine, seppur sconosciuta all’uomo moderno, è un sano e necessario fattore di crescita e conoscenza per ognuno di noi. Esistono diverse pratiche per ritagliarsi del tempo per sé, un’esperienza escursionistica in montagna, la buona abitudine di leggere un libro, ma anche un semplice pensiero da dedicarci 5 minuti prima di addormentarci o al nostro risveglio. Pratiche necessarie per fornirci equilibrio e indirizzarci rispetto alle nostre scelte, alle nostre visioni, alle nostre idee. In un mondo che regala connessioni, se prima non siamo connessi con noi stessi, saremo già offline in partenza pur avendo 100 giga a disposizione per viaggiare in 4g.

Un buon rapporto con la solitudine è necessario perché ci induce ad un giudizio su noi stessi nella maniera più sincera e severa. Sarà per questo che l’uomo del 2020 cerca di sfuggirle, per evitare di ammettere il non senso di una vita dettata da regole sociali prive di contenuto. Nel tempo dell’apparire, riflettere sul nostro essere, ci fornisce un’armatura resistente per saper vivere in maniera degna e consapevole il nostro passaggio su questo mondo.

A proposito Léon Degrelle in Militia ci offre uno spunto di riflessione al paragrafo XXIII, intitolato, Beata Solitudo.

Il più delle volte la compagnia non è che agitazione, rumore, disturbo della propria solitudine. Ricercare costantemente quella che viene chiamata l’animazione, significa aver paura di ritrovarsi in presenza di sé stessi. Significa in effetti, prendere la fuga…La solitudine rappresenta per l’anima una magnifica occasione di conoscersi, controllarsi, formarsi. Solo i cervelli vuoti e i cuori instabili hanno timore di rimanere nel silenzio davanti a sé stessi”.

Questa riflessione, in un momento cui il mondo si sta arrestando per combattere il corona virus, offre a tutti noi uno spunto per cogliere l’opportunità di riscoprirci, avere il coraggio di pensare e confrontarci con il nostro amico e nemico, più leale e spregiudicato.

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