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Mezzaluna Sciita, il viaggio di Sebastiano Caputo nell’Islam che lotta contro il terrorismo e difende i cristiani d’Oriente.

Nelle 188 pagine di Mezzaluna Sciita, il giovane giornalista Sebastiano Caputo ci spinge nei territori del Medio Oriente e ci racconta in prima persona le sue esperienze vissute in Siria, Iran, Libano e Iraq.

Questo autentico diario di bordo offre una visione alternativa a quella spacciata dai Mass Media occidentali, riguardo le ideologie, le correnti religiose e le consuetudini culturali e sociali che animano questi territori. Caputo, non vuole porsi come semplice giornalista ma come: “viaggiatore alla scoperta del vostro mondo interiore ed esteriore” così come risponde ad Abu Alì, quando quest’ultimo gli aprì le porte di casa sua per offrigli ospitalità a Najaf.

Il cammino che si sussegue nelle pagine del libro è denso di incontri, racconti e riflessioni, che hanno la capacità di indurre il lettore a voler approfondire la conoscenza di questo mondo che agli occhi occidentali sembra troppo distante e diverso. Sicuramente questo è vero per molti versi, ma non secondo la convinzione presuntuosa dell’ideologia moderna, che pone l’occidente al centro di tutto e il resto in posizione arretrata e subordinata, bensì secondo la certezza che esistono alcune civiltà che ancora riescono a imprimere un valore spirituale alla società e che non hanno venduto l’anima al dio progresso.

Soffermandosi sul mondo Sciita, l’autore sottolinea come questo abbia molti punti in comune con la tradizione cristiana, di cui negli ultimi conflitti si è dimostrato difensore reale e leale, motivo per cui il confronto tra queste due dottrine può rappresentare un ponte tra il nostro mondo e quello mediorientale. Sono tre i principali motivi che hanno spinto Caputo a voler raccontare questa realtà religiosa, come egli stesso sottolinea nell’introduzione del libro: il primo è che gli Sciiti sono contrari allo sradicamento, poiché conservano nella loro vita un rapporto particolare e un attaccamento viscerale alla loro terra d’origine.
Secondariamente, l’Islam Sciita non persegue il “pansciismo” bensì riconcilia il credo religioso con le identità nazionali, questo ha reso gli sciiti i più feroci nemici, sia dal punto di vista teologico che militare, dei terroristi seguaci delle declinazioni fondamentaliste come il salafismo e il wahabismo.
Il terzo motivo è racchiuso nel fatto che lo sciismo sia una religione della fede ma soprattutto dell’attesa del Dodicesimo Imam, l’Imam nascosto. Di conseguenza per questa corrente l’evangelizzazione non è mai stata una priorità, motivo per cui le potenze sciite a differenza delle monarchie del Golfo non finanziano moschee al di fuori dei propri confini, né invitano le loro comunità a rivendicare diritti particolari nei paesi in cui vivono.

La testimonianza diretta di Caputo, che dichiara di aver riscoperto il Cristianesimo dopo aver incontrato l’Islam, si snoda attraverso le esperienze raccontate, le quali non pongono tanto questioni accademiche ma spaccati di vita vissuta sulla pelle e nelle storie di chi vive ancora oggi seguendo un percorso esistenziale orientato sul duplice piano verticale e orizzontale, dando un senso al proprio passaggio su questa terra. Leggere questo libro, vuol dire entrare col proprio sguardo: nelle moschee, nel cuore dei soldati, nelle trincee, nelle scuole coraniche, nell’orgoglio e nella fede di chi anima il mondo Sciita con assoluta oggettività.

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