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Niente di nuovo all’Alcazar. Oggi come ieri…

La Spagna ha certamente un suo fascino. Le spiagge, le consumazioni a basso prezzo, la movida, le città dalle influenze romane, gotiche e arabe. Le mete più gettonate sono le isole Canarie e Baleari ma anche grandi centri come Siviglia, Barcellona e Madrid. A mezz’ora dalla capitale, però, si trova una cittadina che non ha il blasone di quelle menzionate pocanzi ma che merita sicuramente una visita, poiché Toledo e il suo edificio storico, l’Alcazar, sono i protagonisti di una delle più importanti manifestazioni di eroismo della storia spagnola.
Possiamo ben dire che l’esempio, in questo periodo storico di attacco di forze sovversive, sia il più alto da seguire.

El alzamiento

Siamo nel 1936. È il 18 luglio. Storicamente questa data coincide con el alzamiento ossia la il sollevamento dell’Esercito che, dal Marocco, dislocò le sue truppe in tutta la Spagna per porre fine alla fallimentare gestione della penisola iberica che avrebbero dovuto cambiare un Paese proveniente da una dittatura.

Quel giorno, il Generale José Moscardó Ituarte, venuto al corrente della notizia, radunò i cadetti della scuola militare e con i colonnelli Valencia e Romero, richiamò a Toledo l’intera guarnigione della Guardia Civil inoltrando la consegna “¡Siempre fiel a su deber!”. Tuttavia, già dopo le elezioni del marzo 1936, che decretarono la vittoria della coalizione di destra, si erano registrati momenti di tensione sociale. Pertanto l’Alcazar sarebbe stato il centro nevralgico delle operazioni militari ma anche, come vedremo, della resistenza.

I militari avrebbero dovuto prendere il controllo della città il prima possibile e il Generale Moscardó era continuamente in contatto con gli altri fronti del sollevamento. Era ufficialmente iniziata la guerra civile. L’arrivo della Guardia Civil avvenne l’indomani, il 19 luglio, ma non venne ancora dichiarato lo stato d’assedio.

L’assedio

Dopo diversi contatti telefonici con la capitale si appurò che non vi erano uomini e armamento sufficienti per garantire una difesa dell’edificio contro le milizie repubblicane. Pertanto, il 21 luglio venne dichiarato lo Stato di Guerra. L’Alcazar venne subito sottoposto a pesanti bombardamenti ad opera dell’aviazione lealista giunta da Madrid su ordine del Generale Riquelme e la sera del 22 luglio avvenne la prima chiamata che intimava gli insorti alla resa. La Giunta Militare si riunì e dichiarò per maggioranza non solo che non si sarebbero arresi ma che avrebbero lottato fino all’ultimo istante. Da quel momento iniziò la difesa dell’Alcazar composta da circa 1200 soldati, tra cui 200 ufficiali e sottoufficiali, 650 Guardia Civil, 187 soldati e 107 civili militarizzati appartenenti agli schieramenti della CEDA, della Falange e delle formazioni monarchiche carliste; vi erano inoltre 600 civili in quanto familiari dei soldati acquartierati (donne e bambini).

La fucilazione di Luís Moscardó

 

Il 23 luglio si registrò uno degli episodi più tragici e conosciuti della battaglia dell’Alcazar: la fucilazione di Luís, figlio del Generale Moscardó, capo militare di Toledo. La chiamata, giunta all’Alcazar e avente dall’altro capo il portavoce di Izquierda Republicana Cándido Cabello, venne ascoltata dai soldati Fernández Cela e Luís Barber; l’interlocutore informò Moscardó sull’avvenuta cattura di Luís e minacciò la sua fucilazione se entro dieci minuti gli insorti non si fossero arresi. La risposta del Generale fu: “Può risparmiarsi i dieci minuti di sofferenza perché le ho già detto che non ci arrendiamo!” Il repubblicano incalzò con un tono ancora più adirato e lo fece parlare direttamente con suo figlio; la conversazione, seppur breve e drammatica, denota tutta la volontà di sacrificarsi per la causa nazionale. Luís, seppur prossimo alla morte, dialoga con il padre con tono tranquillo e pacato, obbedendo infine al suo ordine di gridare ¡Viva España! davanti ai suoi esecutori. Dopo l’ultima sollecitazione dell’interlocutore repubblicano, il Generale Moscardó ribattè quanto affermato poco prima e terminò la chiamata.

Poco importa se la fucilazione dell’allora diciassettenne Luís Moscardó non avvenne nei giorni immediati ma circa un mese dopo in seguito a una rappresaglia, come recenti studi vogliono dimostrare, il fatto tragico in sé resta emblematico.

A denti stretti

La vita in quei giorni all’interno dell’Alcazar non era certo quella solitaria del campesino o quella agiata del señorito aristocratico. Gli insorti dovettero rimanere chiusi al sicuro nell’interno molto più del dovuto e, in proporzione al numero degli occupanti, le scorte di cibo sarebbero durate non più di venti giorni. Nelle immediate vicinanze dell’Alcazar vi era un deposito di grano che, se da un lato potette rifocillare gli insorti, dall’altro costò diverse vite in quanto venivano tentate delle incursioni nonostante la guardia dei repubblicani. Il grano razziato veniva tritato per mezzo un mulino alimentato dal motore di una motocicletta e il consumo dell’acqua era ridotto a un litro per persona al giorno. Scarso era il numero dei medici a tal punto che alcuni soldati improvvisarono mansioni come bendaggi ma anche e soprattutto amputazioni. Donne e bambini vennero trasferiti nel seminterrato mentre i soldati dormivano nei loro posti di combattimento. Pur vivendo sotto assedio, le donne cercavano di non demoralizzarsi, riproducendo azioni di vita quotidiana come racconti o canti. Fuori la musica non era diversa. La propaganda repubblicana proclamava false notizie e ritorsioni verso le famiglie degli insorti per mezzo di altoparlanti. Nel frattempo nell’edificio cominciò a circolare un giornale interno chiamato appunto El Alcazar che uscì regolarmente dal 26 luglio al 26 settembre con il fine di risollevare il morale dei difensori della hispanidad.

Nessuna resa!

Gli attacchi da parte repubblicana iniziati il 21 luglio furono incessanti. Le giornate degli insorti all’interno dell’Alcazar trascorrevano tra bombardamenti (14 nei soli mesi di luglio e agosto) e attacchi di artiglieria ad opera di tremila uomini disposti a tutto pur di demoralizzare la fazione occupante e decretarne la resa. A ciò si aggiunse l’intento delle milizie repubblicane di far saltare l’edificio minandolo. Due esperti della Guardia Civil si occuparono dell’identificazione della mina che avanzava giorno dopo giorno.

Nel mese di settembre gli attacchi si intensificarono a tal punto da abbattere i due torrioni; l’8 settembre il comandante Vicente Rojo chiese un incontro con il Generale Moscardó: ricevuto l’indomani mattina nel suo ufficio, il repubblicano gli intimò la resa per conto della Giunta Militare di Toledo ma Moscardó fu irremovibile nel voler ribadire la volontà di resistere. L’11 settembre fu il turno del canonico Vázquez Camarasa, il quale tenne una messa per il battesimo di due nascituri e pronunciò una toccante omelia che aveva lo scopo di impressionare gli occupanti. Si rivolse poi a Moscardó, esortandolo a far uscire dall’edificio le donne e i bambini che, a suo modo di intendere, erano segregati contro la loro volontà e in una situazione di assedio. Fu interpellata la figlia di un militare, che rispose al sacerdote che era ferma volontà di tutte le donne rimanere al fianco dei loro familiari anche a costo della vita.

Il 17 settembre l’assenza dei rumori di avanzamento della mina destò la preoccupazione degli artificieri che si preoccuparono subito di far evacuare la zona in quanto possedendo la mina diverse tonnellate di esplosivo, l’effetto non avrebbe interessato soltanto l’Alcazar ma anche le abitazioni circostanti. Purtroppo la fuga di cittadini simpatizzanti degli insorti che fino a quel momento erano rimasti nascosti comportò diverse catture ed esecuzioni.

Alla luce degli ultimi avvenimenti i repubblicani erano oramai convinti del fatto che la presa dell’Alcazar sarebbe stata imminente. Nei fine settimana numerosi curiosi e simpatizzanti repubblicani venivano da Madrid aspettando il momento della capitolazione, e l’allora capo del governo Largo Caballero giunse a Toledo accompagnato da diversi giornalisti stranieri per documentare la disfatta dei nazionalisti. Mai fu errore giornalistico peggiore poiché l’edificio venne strenuamente difeso dai suoi occupanti.

A quel punto si tentò un ultimo, disperato tentativo: vennero fatte saltare due mine (che provocarono la distruzione della facciata dell’Alcazar) alle quali seguì un assalto di circa quattromila uomini. Per contro, una tattica mal preparata dal tenente Barceló e la difesa dei nazionali da una posizione più alta fruttò unicamente qualche ora di combattimento e una breve occupazione di una posizione sulle rovine dell’edificio.

La ripresa degli attacchi portò alla perdita di uomini all’interno dello schieramento nazionale e ciò costrinse i soldati ad abbandonare le posizioni esterne dell’edificio. Tutto dipendeva dalla colonna dei rinforzi. Una vera e propria lotta (anche) contro il tempo.

L’epilogo

Il 21 settembre la colonna composta dall’esercito regolare e dai legionari conquista Maqueda e punta verso Toledo. Verso l’Alcazar. La struttura è ridotta ad un cumulo di macerie ed ha la facciata quasi completamente dilaniata. Gli insorti sono praticamente esposti al tiro nemico e si dimenano tra una rovina e l’altra. Il 22 settembre avvengono degli assalti sparsi facilmente respinti dai soldati ma i repubblicani hanno fretta di vincere. Gli asturiani si preparano a far esplodere la terza mina. L’indomani l’avanzata dei miliziani è guidata dagli asturiani e dai carri armati che risalgono la cresta ma ancora una volta una strenua difesa delle posizione costringe i repubblicani alla ritirata.

Per le strade di Toledo la situazione è a dir poco ingestibile: le truppe di Yagüe sono alle porte della città e le prime formazioni di repubblicani cominciano a ripiegare. Ma accade qualcosa: la terza mina preparata dagli asturiani esplode ed apre una voragine nell’Alcazar. Un’autentica beffa quando la fortuna sembrava sorridere agli insorti. Ecco scagliarsi alla disperata le milizie repubblicane scelte: c’è fumo, si odono suoni ovattati e tutto ciò sembra davvero presagire la fine a poco tempo dall’arrivo della colonna di rinforzo. Le Guardie Civili sparano indiscriminatamente su chiunque si avvicina e non si accorgono di aver respinto un’intera colonna gettata all’attacco.

Ora è un fuggi-fuggi generale. Anche chi pochi secondi prima era partito all’assalto con la bava alla bocca si ritrova a correre a perdifiato per le strade cittadine. C’è chi arriverà a Madrid, chi ad Aranjuez. All’Alcazar arriveranno le truppe regolari. Nel frattempo viene issata una bandiera monarchica. Moscardó raccomanda ai suoi uomini massima vigilanza poiché anche una svista potrebbe portare alla capitolazione. La notte del 26 settembre è trascorsa all’insegna della tensione. L’indomani mattina una colonna di mori e una di legionari entrano nell’edificio. La resistenza è irrilevante. Gli occupanti non credono ai loro occhi. Si piange ma di gioia. Le case toledane si adornano con bandiere monarchiche. Tuttavia Moscardó si mostra ancora prudente in quanto in due mesi di assedio gli attacchi a sorpresa non sono certo mancati.

Il 28 settembre inizia il contrattacco ai rossi dentro e fuori l’Alcazar. Le ultime difese repubblicane vengono spazzate via e ci si prepara a sfilare. Ma è anche un giorno di dolore: Moscardó viene avvisato dell’avvenuta fucilazione di suo figlio. L’eroismo non è fatto di sola gloria.

L’indomani il generale Francisco Franco si reca in visita all’Accademia. Nel cielo volano i cacciabombardieri e sui balconi vengono esposte le bandiere monarchiche. Incontra Moscardó, il quale, pur con la divisa lacera e sgualcita, lo accoglie serenamente esclamando: “Mio Generale, niente di nuovo all’Alcazar. Trovate l’Alcazar distrutto ma il suo onore è rimasto intatto”.

 

FONTI BIBLIOGRAFICHE E SITOGRAFICHE:

Brasillach, R., Massis, H., I Cadetti dell’Alcazar. Spagna 1936: storia di una resistenza dimenticata, trad. dal fr. di Augusto Zuliani, Società Editrice Barbarossa, Milano, 2001.Ciarrapico, T., Spagna 1936. Morire all’Alcazar, Ciarrapico Editore, Roma, 1976.
Mitos al descubierto – El asedio del Alcazar: https://www.youtube.com/watch?v=u0hCkC-FCXA.
L’entrata dei nazionalisti a Toledo: https://www.youtube.com/watch?v=5wNc2Gdf32A.

 

 

 

 

 

 

 

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