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“PATRIA, PANE E GIUSTIZIA” 20 Novembre, il martirio di José Antonio Primo de Rivera

20 novembre 1936. Carcere di Alicante. Quattro uomini si trovano spalle al muro. Davanti a loro un plotone di esecuzione. Si odono degli spari, poi il silenzio. È il prezzo da pagare per aver difeso un’Idea, sbagliata per molti, non compresa, scomoda. Tra i quattro c’è José Antonio Primo de Rivera, la preda più bramata, il fondatore della Falange spagnola. Ma quale fu la sua colpa per finire giustiziato dopo un processo sommario?

La storiografia ufficiale ci insegna che, ad un certo punto, chi si aggiudica una guerra viene annoverato tra i “buoni” mentre per chi si è trovato dalla parte sbagliata non va riconosciuta nessuna pietà. Non importa se ciò che avesse sempre voluto José Antonio fosse stato l’unità di un popolo, la pace all’interno di una Nazione e il ritorno agli antichi valori della Cristianità che avevano contrassegnato per interi secoli non solo la Spagna ma tutti i popoli ispano-americani.

I suoi discorsi, grazie alle sue doti oratorie di avvocato, accendevano i cuori degli spagnoli e regalavano loro una speranza, un futuro. Fu uomo politico e d’azione, pronto ad arginare anche fisicamente l’orda ringhiosa che, fomentata da Mosca, lanciava pericolose invettive sulla Spagna e la sua gente con l’unico fine di sovvertire i principi tradizionali che avevano forgiato la terra iberica. Egli traccia un solco indelebile nelle coscienze dei suoi militanti, pronti difenderlo a tutti i costi: ci sarà chi, infatti, anche dopo l’instaurazione del franchismo, rimarrà fedele ai suoi principi e a quelli della Falange Auténtica.

La Falange, come chiaramente dirà José Antonio, è molto più di un semplice partito o organizzazione politica: è un movimento poetico, uno stile, un modo di essere. Il suo obiettivo chiave e la sua ragion d’essere è la configurazione di un nuovo tipo umano: un tipo d’uomo nel quale avviene la sintesi perfetta del guerriero e del sacerdote (l’uomo “metà monaco e metà soldato”)[1].

Nella poetica di José Antonio, che si riflette nello stile della Falange, è una componente fondamentale il rispetto dell’uomo, della sua libertà e della sua dignità, inteso come un essere dotato sì di corpo e anima ma soprattutto portatore di valori eterni. Pertanto, la Rivoluzione non potrà che partire dall’individuo per poi estendersi al focolare familiare, allo Stato e all’Europa, mettendo in guardia proprio gli europei, occidentali e cristiani dalla deriva comunista atta a disgregare l’uomo riducendolo a mera massa amorfa[2]

Il contesto all’interno del quale interviene José Antonio è quello delle “due Spagne”: una che preservava la sua identità ed era ancorata ai valori cristiani dell’hispanidad e l’altra sovversiva, violenta e anticlericale, foraggiata dal separatismo; una Spagna, insomma, contaminata dai partiti politici e minacciata dalla lotta di classe.

Un’accezione particolare spetta al termine Patria, che José Antonio definisce come “unità di destino nell’universale” poiché essa non può essere ridotta a mera espressione geografica, né a una concezione assoluta, bensì è un sentimento che unisce e distingue allo stesso tempo il destino di un popolo. L’impresa universale è ciò che caratterizza un popolo e lo trasforma in Nazione. José Antonio sognava una Spagna per tutti gli spagnoli lontana dalla lotta di classe e dai partiti; si rivolgeva all’operaio, al contadino, al militare, all’aristocratico.

Particolare attenzione era riservata alle fasce più deboli nel nome di una rivoluzione che sarebbe dovuta cominciare dal basso: non fu casuale il nome nazional-sindacalismo come corrente di pensiero portante. Non vi poteva essere una Patria se non ci fosse stata una giustizia sociale avente il compito di non far prevalere una classe sull’altra e far trionfare il destino di un’intera Nazione.

José Antonio nutriva rispetto verso il socialismo in quanto venne concepito dagli operai come arma di riscatto contro il capitalismo; rivendicò poi l’attribuzione del plusvalore al Sindacato, organo atto a tutelare i diritti dei lavoratori. Giustificò parzialmente anche la lotta di classe ma dissentì dal momento che invece che optare per la giustizia sociale che avrebbe messo sullo stesso piano tutti gli spagnoli, li poneva uno contro l’altro.

Non v’è che un cammino: né destra, né sinistra, né partiti: un grande movimento nazionale, fiducioso ed energico che si prefigga come meta la costruzione di una Spagna grande, libera e unita. Una Spagna per tutti gli spagnoli, né strumentalizzata da potenze straniere, né dominata dal partito o dalla classe più forte[3].

José Antonio concepì il nazional-sindacalismo come una valida alternativa al capitalismo e al comunismo. Al fine di favorire un equo ordine sociale, il Sindacato doveva partecipare attivamente alle funzioni dello Stato: “I Sindacati sono confraternite professionali, fratellanze di lavoratori ma anche organi verticali volti all’integrità dello Stato[4].

L’unità di destino nell’universale è quel sentimento che unisce tutti gli spagnoli siano essi baschi, catalani, castigliani o andalusi sotto un’unica bandiera in quanto discendenti di una tradizione imperiale e cristiana che racchiude i valori dell’hispanidad. Tuttavia, la Spagna intesa come unità nazionale preserva comunque le sue diversità politiche, culturali e sociali e pertanto vi può essere diversità senza separatismo, sinonimo di decadenza e disgregazione.

La Spagna è stata una nazione che si estendeva oltre i suoi propri confini ossia una vera nazione; quando gli ammiragli baschi navigavano per i mari del mondo sulle navi di Castiglia, quando i temerari catalani conquistavano il mediterraneo uniti sulle navi di Aragona; perché noi la Spagna la conosciamo così, vogliamo che tutti i popoli non avvertano quel patriottismo elementare e terreno ma quello della missione, il patriottismo trascendentale, della Grande Spagna[5].

Riponeva una grande speranza nei giovani, considerati il futuro della Falange. Grazie alle sue proprietà di linguaggio in quanto avvocato, José Antonio si rivolgeva a loro con discorsi mirati e senza fronzoli, esortandoli a lottare e difendere la Patria in nome di una rivoluzione nazionale contro le minacce liberale e comunista. Molti aderirono poiché, oltre ad essere affascinati dall’oratoria di José Antonio, vedevano nella Falange una speranza nel loro futuro; essi erano disposti a tutto pur di salvare la loro Patria. Loro erano il motore della Falange e la forza della rivoluzione. Erano giovani la maggior parte dei militanti e dei caduti falangisti così come lo erano coloro che rimasero fedeli a José Antonio all’avvento del franchismo.

José Antonio sentiva il bisogno di una rivoluzione nazionale (nazionalizzazione della banca e Riforma Agraria), seguendo la scia della nascita dei vari fascismi negli anni ’30 in una Spagna dilaniata dalla corruzione e dissanguata dalle lotte separatiste: “Una rivoluzione avviata può avere due soluzioni: naufragare o concretizzarsi. Ciò che non deve accadere è sottrarsi ad essa; come se la si ignorasse”[6].

[1] A. Medrano, La Falange spagnola. Una via solare, Associazione Culturale RAIDO, Documenti per il Fonte della Tradizione, n.5, pp.10-1.

[2] Libro Azul, Breve antologia de José Antonio, Ediciones Umbral, Madrid, 1971.

[3] A. del Río Cisneros, E. Conde Gargollo, Opere complete di José Antonio Primo de Rivera, Editora Nacional, Madrid, 1942, p.755.

[4] A. del Río Cisneros, E. Conde Gargollo, Op.cit., 477.

[5] A. del Río Cisneros, E. Conde Gargollo, Op.  cit., pp.109-10.

[6] A. del Río Cisneros, E. Conde Gargollo, Op. cit., p.96.

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