Attualità

Salvini e Israele. Un commento

Si può avere una posizione politica sulla legittimità di Israele di avere una linea aggressiva nello scacchiere mediorientale. Discutibile certo, ma politica.
Ciò che non è tollerabile è la superficialità, questo per lo meno è quello che traspare dalle dichiarazioni del ministro dell’interno, su Hezbollah e libano.
Ma ci viene un dubbio.
La settimana scorsa Salvini invocava dalla piazza il mandato per trattare con l’UE ovvero, in vista delle prossime elezioni europee, rivendicava la leadership dei movimenti sovranistri.
Dopo qualche giorno vola in Israele e con disinvoltura si schiera contro hezbollah che, tra l’altro, è schierato con Assad nella lotta contro il terrorismo.
Che l’agibilità politica passi anche dai palazzi di Israele è abbastanza scontato, per lo più per chi ammicca ad una certa area.
Ciò che lascia perplessi è che chi si erge a baluardo contro i poteri forti, si vada a raccomandare proprio da essi, finendo col diventare più realista del re.
Forse l’elaborazione politica del ministro dovrebbe essere più progettuale e profonda e non limitarsi ad un tweet di poche righe su una situazione così spinosa come quella mediorientale.

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