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UNA NUOVA EUROPA?

La situazione internazionale potrebbe aprire uno scenario del tutto inedito rispetto agli equilibri scaturiti dalla seconda guerra mondiale ad oggi.
L’Europa è infatti rimasta prigioniera del suo passato di potenza sconfitta ed in declino per più di 70 anni.

Le cause sono da ricercarsi principalmente nella capacità di auto suicidarsi con due guerre civili europee, ma anche per l’abile e perfida politica di potenze extraeuropee che certamente hanno approfittato della follia del vecchio continente.
Prima fra tutte ovviamente gli USA, veri protagonisti della scena mondiale dell’ultimo secolo, e poi a seguire la vecchia URSS, che ha avuto l’ingrato compito di fungere da carne da macello per gli americani durante la seconda guerra mondiale, ed in ultimo, le cosiddette tigri asiatiche, con la Cina in testa.

Oggi il quadro geopolitico sta sostanzialmente mutando, la velocità impressa dalla globalizzazione ha infatti imposto agli Stati europei di prendere delle contromisure in grado quanto meno di governare alcuni processi economici e finanziari, oppure socio-sanitari come l’epidemia del Coronavirus, che, se lasciati in mano ai poteri forti di ogni tipo che agiscono al di fuori del controllo politico, creerebbero degli sconvolgimenti politici e sociali senza precedenti. Questo almeno sembra essere l’intento di alcune classi dirigenti di stati importanti.

Non è detto che ci riescano, anche perché i nuovi poteri mondiali sono ormai dei colossi che dominano in tutti i campi del potere.

Ma lo scontro tra una visione nazionale-identitaria ed una visione globale-mondialista è sicuramente in atto, soprattutto nel cosiddetto mondo occidentale.

Fatta questa premessa arriviamo al ruolo dell’Europa. Oggi stretta tra una folle politica monetaria al servizio dei gruppi finanziari ed una alleanza, la Nato, ormai senza più apparente significato di esistere, se non fosse che è utilizzata esclusivamente in funzione anti-russa.

Ed il punto, soprattutto alla luce della vittoria di Trump, è proprio questo, ovvero il rischio di essere schiacciati tra la Russia e gli USA.
Avvertito dunque questo pericolo fatale, gli europei dovrebbero risvegliarsi, questa volta seriamente, dal letargo della guerra fredda e della prima globalizzazione, iniziando un vero percorso di unificazione politica.

Abbiamo sempre pensato che l’Europa possa nascere soltanto con la volontà iniziale della Germania, della Francia e dell’Italia, ed i fatti recenti ci stanno dando ragione, vista anche la scelta britannica.

Il punto essenziale è però a nostro avviso rappresentato dalla capacità che i popoli europei siano coscienti e consapevoli della tenaglia che si sta realizzando contro l’Europa e che le elitè politiche che la governano abbiano il coraggio storico di affrontare una sfida epocale di queste dimensioni.
Ma il punto è proprio questo: le classi dirigenti di questi tre grandi popoli avranno questa portata storica?
E soprattutto l’Italia, purtroppo il “ventre molle” delle nazioni fondatrici della UE, avrà la capacità di essere protagonista in questa grande sfida?
Certamente no se guardiamo lo spessore della nostra classe politica attuale.
Occorre pertanto prima recuperare una visione forte del ruolo italiano nella politica estera, ed in particolare nello scacchiere mediterraneo, ma per far questo c’è bisogno di una nuova classe dirigente, a tutti i livelli della società italiana.
Una classe dirigente che sappia infondere nel nostro popolo i caratteri e la volontà per affrontare queste sfide globali.
Non dunque una classe politica paurosa e a ricasco delle nazioni più forti, come quella attuale, ma una vera avanguardia politica sovranista ed identitaria.

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